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OGM, mangiarli triplica mortalità cavie

AIAB: “Evitiamo di fare la fine dei topi…” “Nessuna incognita sul cibo di cui ci nutriamo. Il principio di precauzione deve essere fondamento delle scelte in tema di alimentazione e ambiente”. E’ questo il commento dell’AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica allo studio francese sugli OGM, pubblicato da “Food and Chemical Toxicology”. Leggi il resto di questo articolo »

Agricoltura Biologica come quella convenzionale: ma mi faccia il piacere!

La rivista scientifica Annals of Internal Medicine ha pubblicato uno studio comparativo sul valore nutrizionale di biologico e convenzionale concludendo che il consumo di alimenti biologici può ridurre l'esposizione ai residui di pesticidi e a batteri resistenti agli antibiotici. Buona notizia? Sì, no, mah. E infatti Repubblica rilancia lo studio e titola che il cibo biologico è bocciato a metà. Poteva anche essere promosso a metà, ma tant’è. Lo studio comunque non appare robustissimo: Su 5.908 potenziali articoli vagliati dagli autori, solo il 4% ha soddisfatto i criteri di indagine e di questi appena 17 hanno a tema la salute umana. Tra gli studi analizzati, diversi sono risultati leggermente favorevoli al biologico, ma il livello di significatività statistica non è stato ritenuto sufficiente a generalizzare le conclusioni. Per un nutriente per il quale il biologico si dimostra migliore, il fosforo, gli autori ne hanno sminuito la rilevanza nutrizionale in quanto le sue carenze sono rare. Simili conclusioni per i fenoli e gli acidi grassi omega3. Leggi il resto di questo articolo »

USDA a favore dei prodotti locali bio: conosci il tuo agricoltore, conosci il tuo cibo

E' questo il titolo di un articolo pubblicato dal portale americano The indipendent Florida alligator". Un'espressione che riprende in realtà un 'intento' di politica agricola affermato direttamenta dal vice segretario del Dipartimento statunitense dell'agricoltura, Kathleen Merrigan. Parlando di agricoltura e della sua importanza per gli USA allo Straughn Extension Professional Development Center, infatti, Merrigan ha affermato che ogni famiglia ha bisogno di un agricoltore. Leggi il resto di questo articolo »

La rivoluzione della lattuga. Si può riscrivere l’economia del cibo?

Nel mondo ci sono 800 milioni di contadini urbani che coltivano tra il 15 e il 20% del cibo consumato. Sono concentrati soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ma sono sempre di più i giovani e le famiglie che nel ricco nord vogliono riconquistare gli spazi delle città e soprattutto ripensare il rapporto con quello che mangiano. Accanto a questo esercito armato di zappa, che fa rivivere aree dismesse, si dedica all’orto, e realizza fattorie sui tetti, cresce il numero delle persone che acquistano diversamente affollando i mercati a filiera corta, entrando a far parte di un gruppo di acquisto, sottoscrivendo servizi di vendita diretta. Sono i nuovi «cittadini del cibo», consumatori che vogliono ribellarsi a un sistema all’apparenza efficiente in realtà tutt’altro che perfetto, raccontati nel libro di Franca Roiatti “La rivoluzione della lattuga. Si può riscrivere l’economia del cibo?” (Egea 2011, 216 pagg., 20 euro in formato cartaceo, 11,99 digitale). Leggi il resto di questo articolo »

Semi locali, semi legali!

Monocolture, fertilizzanti, pesticidi, lunghi viaggi refrigerati, proprietà intellettuale sui semi... L’agricoltura cosiddetta moderna applica un modello produttivo industriale ad alto impatto ambientale e sociale che minaccia le basi della pratica agricola tradizionale dei piccoli agricoltori, in misura crescente spinti all’abbandono delle terre, ed erode le conoscenze e i saperi degli agricoltori e la biodiversità coltivata. L’industrializzazione del sistema agricolo ha più a che fare con gli interessi del mondo del petrolio, della chimica, della finanza, che con il diritto alla sicurezza e alla sovranità alimentare delle comunità e dei popoli. Il mercato agricolo è sempre più dipendente dal sistema di trasformazione e distribuzione su larga scala del cibo e dalle fluttuazioni dei mercati finanziari. Oggi mangiamo di più (ossia, consumiamo di più), ma ci nutriamo di meno: per ottenere gli stessi principi nutritivi di una fetta di pane del 1940, oggi ne dovremmo mangiare cinque. Un modello alternativo di agricoltura è possibile ed è già in atto: agricoltura di piccola scala, costruzione del mercato interno e mercati locali, stagionalità, ricerca partecipata riportano al centro l’agricoltore, la terra, i consumatori. Leggi il resto di questo articolo »

In arrivo anche le patate fritte OGM?

Siamo alle solite. La Basf (Badische Anilin - und Soda Fabrik) ha chiesto all'Unione Europea l'autorizzazione per la coltivazione commerciale di una patata geneticamente modificata, battezzata "Fortuna", destinata all'alimentazione umana ed animale la cui introduzione sul mercato sarebbe prevista per il 2014/15. Lo ha annunciato, mercoledì 2 novembre, la stessa multinazionale tedesca della chimica, che dopo aver ricevuto il sì per la patata OGM "Amflora", non a scopo alimentare, ora tenta "il salto di qualità" - si fa per dire - volendo colonizzare il mercato delle tubero più consumato al mondo. In particolare il mercato delle patatine fritte, visto che questo prodotto chimico deriva dalla varietà di patata Fontane, una delle più utilizzate per la produzione delle patatine, soprattutto per le catene di fast-food. Leggi il resto di questo articolo »

Il regalo di Via Campesina per i 50 anni dell’UPOV: davanti la sede albero piantato, come simbolo-presidio della protesta dei contadini

È in occasione del cinquantesimo anniversario dell'UPOV (Unione Internazionale per la Protezione delle Selezioni Vegetali) che il Coordinamento Europeo de La Via Campesina (ECVC), insieme ad oltre un centinaio di contadini, membri di associazioni e cittadini, si sono riuniti a Ginevra il 20 ottobre per piantare un albero davanti alla sede dell'istituzione, quale simbolo-presidio della protesta dei movimenti impegnati nella difesa della sicurezza alimentare. Nell'azione comune dell'UPOV e degli Uffici dei brevetti, infatti, ECVC riconosce una minaccia al diritto al cibo e alla sovranità alimentare nel mondo. È dal 1991, con l'introduzione dei COV (Certificati di Ottenimento Vegetale) che l'UPOV vuole vietare ai contadini di utilizzare parte del loro raccolto come semente o costringerli a pagare royalties agli industriali, detentori di questi certificati. Eppure tutti i semi venduti dall'industria sono stati prodotti da semi raccolti gratuitamente nei campo dei contadini che hanno selezionato e conservato per migliaia di anni tutte le piante di cui oggi ci nutriamo. Leggi il resto di questo articolo »

Giornata mondiale della pasta, AIAB: ” Grazie al bio si recuperano nuove fasce di mercato e antiche varietà a un prezzo equo “

"Il modo migliore per celebrare la giornata mondiale della pasta organizzata dall'International Pasta Organisation e Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane, almeno per il biologico - commenta Andrea Ferrante, presidente nazionale AIAB -, è ricordare quanto il nostro settore stia contribuendo all'espansione del consumo dei cereali, anche minori, senza fossilizzarsi sulle poche varietà di grano duro apprezzate dall'industria alimentare. Come certificato dall'ISMEA, infatti, i consumi di pasta e riso biologici nei primi quattro mesi del 2011 sono cresciuti a un ritmo vertigionoso: addirittura superiore al 30%. Una percetuale che testimonia da sola l'esplosione della pasta biologica, grazie alla quale si recuperano sempre più spesso anche le varietà antiche di grano che oltre a conservare la biodiversità varietale si rivelano molto utili anche ad evitare le intolleranze alimentari". Leggi il resto di questo articolo »

Sicurezza alimentare, le organizzazioni sociali e contadine prendono la parola e fermano i ladri di terra

Positiva la valutazione del Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare (CISA) sui negoziati del Committee on World Food Security appena conclusi presso la FAO. Serve anche per l'Italia un tavolo partecipato sul futuro dell'agricoltura e del cibo 4 giorni di intensi dibattiti su un solo articolo del documento centrale nel negoziato sulla terra. Numerosissime e nutrite le delegazioni degli Stati presenti, 37 imprese transnazionali e oltre 250 delegati di più di 200 organizzazioni sociali di tutto il mondo. La 37esima sessione del Comitato per la Sicurezza alimentare mondiale (Committee of World Food Security o CFS) insediato presso la FAO si è chiusa nel fine settimana dando con questi soli numeri un segnale chiaro dell'importanza della questione politica della 'terra' e della partecipazione delle Organizzazioni sociali e dei piccoli produttori alle decisioni strategiche per la vita delle nostre comunità. La valutazione del lavoro svolto che emerge dalle Organizzazioni che aderiscono al Comitato italiano per la Sovranità alimentare (CISA) - che comprende oltre 270 associazioni di categoria, organizzazioni non governative, sindacati, associazioni e movimenti sociali ed ambientalisti che hanno deciso di unirsi in una piattaforma italiana per sostenere la Sovranità Alimentare e tutte le questioni ad essa collegate - e che hanno supportato la partecipazione delle organizzazioni sociali internazionali al vertice, è ad ogni modo, sostanzialmente positiva nel complesso. "Siamo riusciti ad attivare una dinamica di partecipazione efficace e rappresentativa - sottolinea Sergio Marelli, presidente del Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, che è riuscita a conquistare risultati importanti come, ad esempio, aver ottenuto che i discussi principi stilati dalla Banca Mondiale sugli Investimenti Responsabili in Agricoltura (RAI), che avrebbero, di fatto, funzionato come ombrello per l 'acquisto di terre su larga scala e investimenti di privati senza alcuna valutazione di impatto, saranno rivisti e negoziati dai Governi il prossimo anno, solo dopo l'approvazione finale delle Linee Guida Volontarie della Fao sulla gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste" Leggi il resto di questo articolo »

Giornata Mondiale della Sovranità Alimentare, AIAB e Via Campesina: “Il modello agroalimentare delle grandi industrie ha fallito. Noi siamo in grado di sfamare il mondo”

In occasione della 37a sessione del Comitato delle Nazioni Unite sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS), dove una delegazione di contadini di AIAB e de La Via Campesina (LVC) sarà presente insieme agli altri attori della società civile per seguire e partecipare alle discussioni e ai negoziati, LVC - organizzazione che raccoglie l'adesione di oltre 200 milioni di contadini e della quale fa parte anche l'AIAB - ribadisce la richiesta di soluzioni al problema della fame nel mondo basate sulla sovranità alimentare. Nell'agenda politica del vertice che si svolgerà presso la FAO ci sono questioni importanti come il possesso della terra, la volatilità dei prezzi alimentari, le discriminazione di genere, la nutrizione e gli investimenti agricoli sono all'ordine del giorno. L'accaparramento della terra - land granbbing - è uno degli esempi più eclatanti e scandalosi di come il sistema alimentare e agricolo industriale dominante stia spingendo sempre più agricoltori e consumatori verso la povertà. Nel mondo si produce abbastanza cibo per sfamare tutti, ma il controllo della terra, le risorse produttive e la filiera alimentare sono sempre più concentrati nelle mani di pochi. Abbiamo bisogno che gli Stati adottino misure efficaci e forti per proibire il land grabbing e adottare politiche che sostengano davvero i piccoli agricoltori e le pratiche agricole sostenibili. Andrea Ferrante, presidente nazionale AIAB, spiega: "Garantire l'accesso alla terra, alle risorse e ai mercati per i produttori di cibo attraverso rigorose politiche pubbliche dovrebbe essere la priorità principale quando si parla di soluzioni per le crisi alimentari. Sono i contadini,e non le grandi industrie, a fare i maggiori investimenti in agricoltura. Iniziative politiche dettate solo dagli interessi industriali e dai profitti non possono che indebolire ulteriormente sia la posizione degli agricoltori che quella dei consumatori". "La volatilità dei prezzi alimentari è una diretta conseguenza delle politiche neoliberiste che considerano il cibo come una semplice merce - denuncia Henry Saragih, coordinatore internazionale de La Via Campesina -, l'agrobusiness e le banche continuano a speculare sui prodotti agricoli e spingono per una ancor maggiore deregulation del commercio per aumentare il loro controllo sulla filiera alimentare. Al contrario, al fine di affrontare il problema, servono meccanismi pubblici di regolazione del mercato, sia a livello nazionale che regionale". Leggi il resto di questo articolo »

L’agricoltura bio inserita nei piani per contrastare i cambiamenti climatici

Si parla tanto (e male) e al contempo poco (e sempre in sede scientifica) del cambiamento climatico in atto che il più delle volte non ci si pensa. Eppure gli effetti si "sentono": il riscaldamento del pianeta è in atto e le conseguenze sono tragicamente sotto gli occhi di tutti. L'idea comune più diffusa è che di fronte ad una questione cosi "globale" c'è poco da fare ormai, quando invece i cambiamenti climatici non sono altro che l'espressione dell'ingranaggio causa-effetto. Le interazioni fra i principali componenti in questo delicato "gioco d'equilibrio" si trovano nel ciclo dell'acqua e nel ciclo del carbonio. Cicli che se ben gestiti, su piccola e larga scala, influirebbero notevolmente sull'evoluzione del nostro pianeta. A partire da questa esemplificazione sulla questione climatica giunge da Victoria Espaldon, professoressa e decano della School of Environmental Management, dell'Universita' delle Filippine, l'appello ad incoraggiare la diffusione dell'agricoltura biologica come fattore determinante nel contrastare i cambiamenti climatici in atto. È durante un seminario organizzato dal Bureau of Agricultural Research (BAR) a Los Baños (UPLB-SEM) nell'ambito della VI edizione del National Agriculture and Fisheries Technology Forum and Product Exhibition, che la scienziata ha chiesto un'adeguata politica per incentivare una conversione all'agricoltura biologica. Leggi il resto di questo articolo »

Performance economica del biologico OK negli USA

L'Organic Farming Research Foundation (OFRF) ha pubblicato lo scorso settembre uno studio che analizza il contributo offerto dall'agricoltura biologica negli Stati Uniti, sulla base della letteratura scientifica disponibile. Oltre a citare vantaggi sull'ambiente e sulla salute umana, l'attenzione è stata posta sul suo contributo alla stabilità e alla crescita economica. Negli USA il settore biologico è lievitato da 3.6 miliardi di dollari nel 1997 a 29 miliardi nel 2010. Nel solo ultimo anno censito le vendite di frutta e verdura biologica sono aumentate del 11,8% rispetto al 2009, nonostante la frenata economica generale. A livello aziendale si registrerebbero anche migliori margini operativi del biologico rispetto alla media degli operatori agricoli statunitensi, e il livello occupazionale è ritenuto stabile o in crescita dal 78% degli operatori del settore. Si stima infatti che il 53% delle aziende biologiche abbiano assunto dipendenti a fronte del 22% dell'intero settore agricolo, in considerazione della tipologia colturale, con maggiore presenza di ortofrutta, e del suo operato più labour-intensive. Gli autori sottolineano che in una congiuntura di grande difficoltà economica, il biologico vanti prospettive premianti e in controtendenza, pur in assenza di un'incentivazione pubblica che sostenga convintamente il settore. Nel 2012 si rinnoverà il Farm Bill, il piano strategico per l'agricoltura statunitense e si chiede quindi al legislatore di tenere conto di questi dati economici per far leva su un'agricoltura biologica trainante. Qualcosa di affine a quanto rivendicato in Europa nel quadro del processo di riforma della PAC. Leggi il resto di questo articolo »