Il contributo del biologico alla sicurezza alimentare del pianeta

A cura di Luca Colombo – ricerca.bioagricoltura@aiab.it

Ottobre è il mese dedicato dalle Nazioni Unite al tema alimentare, si tengono le riunioni annuali del Comitato Sicurezza Alimentare e si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione che i movimenti sociali hanno tradotto in Giornata Mondiale per la Sovranità Alimentare.
Con prezzi e mercati del cibo volatili e con l’enfasi costantemente posta sull’ossessione produttivista, ottobre rappresenta anche l’occasione per tornare sul contributo che il bio può offrire nella sfida alimentare attuale e futura.
L’agricoltura biologica, come ogni altro modello a basso input, si caratterizza per una ridotta impronta ambientale, energetica e climatica garantendo una prospettiva di sostenibilità e generando alimenti sani che –proprio perché ad alto contenuto nutrizionale e di lavoro– non sono sacrificati come commodity destinati agli agrocarburanti o agli allevamenti industriali. Ma produce alimenti in quantità apprezzabili e adeguate al fabbisogno planetario? Detto che la FAO sottolinea come 1,3 miliardi di tonnellate di derrate, circa un terzo del cibo prodotto nel mondo, è perduto o sprecato e che un’analoga quantità è dirottata verso i sistemi zootecnici sotto forma di mangimi, questa domanda rappresenta uno dei cliché nel dibattito sui modelli agricoli (dibattito spesso monco di analisi sui modelli di consumo), cui però non ci si deve sottrarre.
Già qualche anno fa la FAO aveva, pur con qualche retroattiva correzione, messo in evidenza come il biologico offra un contributo indiretto alla sicurezza alimentare attraverso la stabilità delle rese, la sostenibilità agroecologica e l’adattamento ai cambi climatici. La principale obiezione legata alla minore produttività però persiste e in letteratura sono riportati diversi valori di rese, con oscillazioni sensibili tra colture, areali produttivi, Nord e Sud del mondo. Un metastudio (Badlgey C. et al.) basato un dataset di 293 casi aveva qualche anno fa rilevato come nei Paesi industrializzati le rese medie fossero leggermente inferiori al convenzionale, mentre il rapporto era ribaltato in quelli in via di sviluppo. Nella bibliografia scientifica i dati discordano, ma nel loro complesso si conferma che l’offerta globale di alimenti biologici su base procapite può ampiamente sostenere l’attuale popolazione umana anche in una prospettiva di sua crescita. Cosa dunque possibile, specie quando si fa un uso etico e razionale delle derrate prodotte.
Bibliografia
Gustavsson J. et al. (2011) Global food losses and food waste. Extent, causes and prevention; FAO
Badlgey C. et al. (2007) Organic agriculture and the global food supply; Renewable Agriculture and Food Systems: 22(2); 86–108; Cambridge University Press

Lascia un Commento