In arrivo anche le patate fritte OGM?

Siamo alle solite. La Basf (Badische Anilin – und Soda Fabrik) ha chiesto all’Unione Europea l’autorizzazione per la coltivazione commerciale di una patata geneticamente modificata, battezzata “Fortuna”, destinata all’alimentazione umana ed animale la cui introduzione sul mercato sarebbe prevista per il 2014/15.
Lo ha annunciato, mercoledì 2 novembre, la stessa multinazionale tedesca della chimica, che dopo aver ricevuto il sì per la patata OGM “Amflora”, non a scopo alimentare, ora tenta “il salto di qualità” – si fa per dire – volendo colonizzare il mercato delle tubero più consumato al mondo. In particolare il mercato delle patatine fritte, visto che questo prodotto chimico deriva dalla varietà di patata Fontane, una delle più utilizzate per la produzione delle patatine, soprattutto per le catene di fast-food.
Perché di fatto le ragioni che spingono le multinazionali come Basf e tante altre (e coloro che cedono a tali spinte) ad impegnarsi nel “migliorare la qualità” della vita, in questo caso della fortunata patata, sono esclusivamente economiche. È un punto questo che non va dimenticato.
Oggi la “fortuna” della patata OGM della Basf consiste nella sua immunità alla peronospora, una malattia del tubero. Secondo la Basf la patata OGM sarebbe in grado di offrire un cibo da cui i “consumatori trarranno beneficio”.  C’è da chiedersi quale beneficio maggiore, rispetto ad una patata convenzionale, possano trarre i consumatori da questo alimento.
Ad oggi, comunque, dal punto di vista colturale l’UE ha consentito ai fini commerciali solo due OGM: il mais MON810 della Monsanto e la patata Amflora della Basf, quest’ultima, sebbene è di fatto per uso industriale, è tollerabile nell’alimentazione solo entro certe quantità (0,9%). Tuttavia si sa che le conseguenze di distrazioni, nel caso degli OGM sono difficilmente contenibili. È passato solo un anno da quando in Svezia furono trovati campi di patate contaminati da una varietà dell’Amflora più recente (Amedea) non autorizzata dalla Commissione Europea, che ne ordinò la distruzione, mentre la Basf giustificò la distrazione quale  “errore umano”.

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