Semi e biologico

Come si coniuga il binomio sementi & biologico? Quali semi per il bio e quale bio per i semi? Questioni antitetiche o sinergiche? Si è tenuto il 24 maggio l’incontro promosso dal Mipaaf volto a fare il punto sul tema delle sementi per il settore biologico a cavallo tra la conclusione del vecchio piano sementiero per il settore e l’avvio del nuovo. All’incontro hanno partecipato diverse componenti scientifiche e del mondo produttivo che hanno presentato le attività realizzate e ragionato sulle prospettive future.

I dati di riferimento sono stati illustrati da Romana Bravi dell’ENSE a seguito di un’indagine che ha fatto emergere come vi sia tuttora una forte presenza di seme riprodotto in azienda, sia esso di varietà commerciali o da cosiddette varietà locali, tanto che circa il 50% degli agricoltori ha dichiarato di far ricorso a seme aziendale. Il dato cresce, inoltre, integrando anche coloro che hanno ricevuto il seme da altri soggetti non sementieri, segnalando  la tuttora forte presenza  di un sistema informale nel quale il ruolo degli agricoltori è ancora importante.

Da segnalare anche il buon numero di agricoltori biologici che hanno avuto accesso a materiale conservato nella banche (nel caso particolare dei cereali) riproducendolo in azienda una volta accertata la sua adattabilità. Nelle ortive molte sono invece le varietà locali usate, soprattutto in pomodoro e fagiolo. Non sempre queste varietà locali sono iscritte alle liste varietali e, caso ancora più difficile, sono disponibili sul mercato le loro sementi riprodotte in biologico.

Derogare o meno il futuro. Se la fotografia riproduce una realtà dove le fonti di approvvigionamento del seme sono eterogenee e non circoscritte a un solo flusso commerciale tra sementieri e utilizzatori, quale deve essere il piano sequenza per il futuro? Ne ha discusso un’animata tavola rotonda durante la quale sono intervenuti i rappresentanti del bio, dei sementieri, di organizzazioni professionali, oltre al Prof. Bocchi, membro del Comitato di Indirizzo del Mipaaf per il nuovo Piano sementiero.

La discussione, che doveva auspicabilmente traguardare scelte e strategie per il prossimo futuro, è rimasta strozzata dentro un dibattito su opportunità o meno di mantenere un regime di deroghe che garantiscano duttilità al sistema. Varie voci hanno sostenuto che il sistema è nato per superare delle difficoltà iniziali e che ora rallenta lo sviluppo del sementiero bio, cui è stato risposto che una sua proroga garantisce lo sviluppo di un’agricoltura bio che incontri sia le esigenze delle aziende di piccola-media scala diversificate in termini di produzione che quelle di preservazione e valorizzazione della biodiversità di interesse agrario, qualificando le interazioni tra genotipo e ambiente e rispondendo coerentemente a quell’articolo del Trattato FAO sull’agrobiodiversità che parla di uso sostenibile delle risorse fitogenetiche.

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